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sabato 21 maggio 2011

Gli obelischi: storia e significato

L'obelisco è una forma comune a molte civilità antiche, soprattutto nel Vicino Oriente dove sono diversi i betili rivenuti. Anche le culture megalitiche, tra le più antiche, eressero i cosiddetti menhir, enormi pietre fitte con significati religiosi e astronomici. Dunque è chiaro che una tale forma non appartiene solo all'immaginario dell'Antico Egitto ma nessuna civiltà antica a fatto dell'obelisco un monumento tanto caratterizzante come la società dei faraoni.  sviluppandone il significato e specializzandosi dal punto di vista artistico. Molti casi, come quello della cultura di Biblo (si ricordi il Tempio degli Obelischi) o dei Nabatei, hanno lasciato tracce di questi monoliti ma si tratta sempre di influenze egiziane. Per non parlare poi del  successo e della suggestione che questi monumenti hanno esercitato su Roma e l'occidente portando ad una notevole diffusione di questo tipo di monoliti preseguendo ben oltre il periodo antico come dimostrano i piccoli obelischi che in tutta Roma e non solo si possono ammirare su chiese, palazzi, fontane, giardini ecc.
I primi esempi di obelischi risalgono all'Antico Regno. Essi fanno la loro comparsa in una forma piuttosto abbozzata durante la V dinastia, quando vengono costruiti i cosiddetti templi solari: questi erano dotati di un obelisco dalla forma tozza che doveva evocare senza dubbio il legame tra divinità solare e regalità. Se inizialmente questi erano costruiti in muratura ben presto si affermerà l'uso del granito. Da Eliopoli proviene il primo obelisco in assoluto risalente alla VI dinastia e attribuito a Teti, vista la titolatura scolpita. Sempre all'antico regno risalgono gli obelischi di piccole dimensioni posti a corredo delle tombe menfite ed eliopolitane.
Durante il Medio Regno, con la XII dinastia e Sesostri I risale l'obelisco più antico ancora eretto che in origine doveva appartenere al santuario di Ra ad Eliopoli. Il rifermento nel testo dell'obelisco alla festa Sed, ovvero il giubileo regale che doveva rinnovare il potere del sovrano, conferma il legame del culto solare con quello della regalità. Il carattere solore dell'obelisco sembra ormai pienamene delineato.
Il Nuovo Regno vede consolidarsi sempre di più questa tipologia di monumenti che assumono caratteri davvero monumentali. E' con la XVIII dinastia che si avrà la maggiore realizzazione di obelischi destinati al tempio di Amon-Ra a Karnak. L'asse del santuario era orientato sul percoso del sole al solstizio d'inverno. Thutmosis I eresse due obelischi a Karnak ma è con Hatshepsut in particolare che gli obelischi vengono rivestiti di metallo prezioso in modo tale da farli risaltare al mattino al momento del sorgere del sole. La regina proclamandosi figlia di Amon-Ra come dimostra la decorazione del suo  tempio a Deri el-Bahari, rafforza il legame tra la regalità e il culto solore.
L'obelisco più alto tuttora è quello di Thutmosis III, oggi al Laterano, che però sarà eretto solo dal nipote Thutmosis IV a Karnak, come narra la stessa iscrizione dell'obelisco.
Anche Akhenaton farà la sua parte concependo un impianto templare molto simile a quello dei templi solari  nella nuova capitale Akhetaten, connesso al  culto dell'Aton, il Disco Solare, da lui adorato.
Sethi I e Ramesse II erigeranno obelischi di minor grandezza non più a Karnak bensì ad Eliopoli. Due obelischi verrano posti da Ramesse II a Luxor, uno ancora in loco, l'altro è ora a Parigi in Place de la Concorde. Molto interessante è il caso di Abu Simbel dove una cappella è dedicata al dio sole e presenta un altare, un naos e due piccoli obelischi per celebrare Ra-Harakhti, Amon-Ra e  Atum, divinità solari, insieme a Horus e Thot divintà collegate alla regalità.
Il Terzo Periodo Intermedio vede la pratica di trasportare gli obelischi da Piramesse a Tanis, la nuova capitale, mentre l'utilizzo delle cave viene abbandonato per poi tornare in epoca saitica quando un rinnovato programma edilizio collegato alla riscoperta delle radici faraoniche porterà all'erezione di nuovi obelischi come quelli di Psammetico II, Apries e Nectanebo II.
Il periodo tolemaico, malgrado la rivendicazione dell'eredità faraonica e l'imponente attività edilizia, non si dedicò molto all'erezione di obelischi, a parte ad esempio quelli del tempio di Isidie a Phile.
Quando l'Egitto sarà annesso a Roma comincerà la ben nota dispersione degli obelischi con il loro trasferimento nell'Urbe e inseriti in pragramma edilizio differente. Essi divengono il simbolo della sconfitto di Antonia e Cleopatra e l'annession dell'Egitto di cui Augusto si fa portatore indiscusso. Quando però l'impero romano cade gli obelischi crolleranno con lui e verranno seppelliti da montagne di detriti e dimenticati. Solo grazie all'opera del papato essi verrano riscoperti, restaurati e innalzati nuovamente per ritornare a far parte dello scenario sempre più maestoso e suggestivo di Roma.


Significato.
La forza evocativa degli obelischi si è conservata per tutta la storia dell'antico Egitto e oltre e la loro forma è rimasta sempre la stessa subendo modifiche irrilevanti nel corso del tempo. Sicuramente il modello che venne seguito sin dall'inizio fu quello della pietra-bnbn che veniva conserva ad Eliopoli che evocava la collinetta primordiale emersa dal caos primordiale, il  Nun, e sul quale comparve il dio creatore all'inizio del tempo. Un concetto quest'ultimo che si trova alla base di tutte le cosmogonie egiziane sviluppatesi lungo l'arco della storia egizia e che non venne mai dimenticato. Poichè non resta alcuna traccia di questa fantomatica pietra bnbn la sua forma può essere ragionevolmente avvicinata a quella del pyramidion. La prima riproduzione del bnbn fu senza dubbio l'obelisco dei templi solari della V dinastia.
Il materiale con cui questi obelischi e probabilmente lo stesso bnbn erano realizzati in granito proveniente dalle cave di Assuan, una pietra carica di simbolismo poichè associato sempre alla collinetta primordiale e impiegato nell'architettura monumentale. Nei Testi delle Piramidi (Formula 515, 1178 a-b) si afferma che gli obelischi sono una vera e propria manifestazione divina sulla terra. Con l'avvento del Nuovo Regno gli obelischi si caricheranno di ulteriori significati e saranno oggetti di vere e proprie cerimonie di consacrazione, come avviene con gli obelischi di Hatschepsut per il tempio di Amon-Ra a Karnak: nella cosiddetta Cappella Rossa compare una scena in cui la regina consacra due monumenti al cospetto del dio. L'associazione regalità-divinità solare-obelischi ottiene così la piena legittimazione. Erigere un obelisco diventa dunque una pratica cultuale poichè in questo modo il mondo divino si manifesta all'umanità. Di conseguenza  gli obelischi diventeranno anche oggetto di venerazione come dimostrano alcune rappresentazioni che vedono animali sacri come i babbuini, collegati al culto solare,  in adorazione del monumento. Ben presto al culto dell'obelisco si assocerà anche quello di altre divinità, tra le quali il più importante è Osiride spesso rappresentato addossato ad un obelisco. L'ambito funerario al quale rimanda Osiride non è una contraddizione vista la presenza già nell'Antico Regno di piccoli obelischi posti all'ingresso delle tombe e la complessa simbologia che lega Osiride stesso al dio sole Ra.
Se la tradizione ha prediletto maggiormente l'erezione di coppie di obelischi, come si è visto con Hatschepsut, il caso dell'obelisco Lateranense, in origine posto nel tempio di Amon-Ra a Karnak e oggi in piazza San Giovanni a Roma, ribadisce la sacralità del monolite e la stretta connessione al culto del sovrano. Infatti su questo obelisco le scene monstrano chiaramente l'ideologia faraonica: il serekh del faraone riceve offerte dallo stesso faraone. Il falco che sormonta il serekh è l'incarnazione dello stesso faraone e della regalità. In questo modo al culto della divinità solare si aggiunge quello al sovrano stesso, celebrato come figlio di Amon-Ra. Era questa l'ideologia su cui si fondò il Nuovo Regno.



Obelisco Lateranense, in piazza San Giovanni a Roma

martedì 10 maggio 2011

Obelisco di Piazza San Giovanni in Laterano



Questo obelisco, risalente alla XVIII dinastia è il più alto, oltre che il più antico, tra gli obelischi di Roma, 32,18 m di altezza, in granito rosa. E’ l'unico proveniente dall’area orientale del tempio di Amon-Ra a Karnak. In base alle ricerche archeologiche è stato individuato il basamento originale del monumento e si è potuta stabilire l'esatta ubicazione in origine: di fronte al sacello orientale di Thutmosis III. In genere gli obelischi del Nuovo Regno sono eretti a coppie all'interno dei templi ma in questo caso si tratta di un obelisco unico collocato in modo tale da essere rivestito di un ruolo sacro tanto da essere identificato con Amon-Ra stesso. In epoca tolemaica verrà costruita una sala colonnata ad est dell'obelisco dove la decorazione  con scene di culto solare mattutino e serale confermano la sacralità del monumento. In questo modo dunque l'obelisco viene a sostituire l'immagine sacra del dio generalmente posta all'interno del sancta sanctorum del tempio.


Anche i testi  confermano la sua particolare funzione: essi risalgono all’epoca di Thutmosis III e Thutmosis IV e presentano aggiunte della XIX dinastia, in particolare di Ramesse II. I testi furono modificati durante l'età amarniana con l'eliminazione del nome di Amon-Ra e di Karnak e dell'immagine del dio, salvo poi essere reintegrati nel corso della XIX dinastia.



Sul pyramidion Thutmosis III è raffigurato di fronte ad Amon-Ra mentre nella scena superiore del fusto il sovrano reca offerte a divinità in trono: una libagione e un'offerta di vino.


Le iscrizioni del fusto sono suddivise in tre colonne per ogni lato, nello specifico quella centrale è attribuita a Thutmosis III mentre le due laterali sono di Thutmosis IV. Le iscrizioni laterali  sono orientate verso la colonna centrale, redatta trenta anni prima delle precedenti.
Nella parte alta del fusto, lato est, il serekh di Thutmosis III riceve  in offerta del pane dallo stesso Thutmosis III, mentre sul lato sud è Thutmosis IV  a presentare l'ankh al serekh di Thutmosis III. In entrambi i casi i serekh sono sormontati dal falco alato con la doppia corona che rappresenta il sovrano stesso incarnato nel dio Horus. Si tratta dunque di una manifestazione del culto regale che durante il Nuovo Regno divenne una componente fondamentale dell'ideologia.

Il testo dell'iscrizione si discosta dalla consuetudine che di solito prevede la sola celebrazione del sovrano divinizzato e non la narrazione di eventi. In questo caso Thutmosis IV stesso ricorda dell'erezione del monumento dopo 35 anni di abbandono nel cantiere di Karnak. Le iscrizioni riferiscono di come Thutmosis III decise di far erigere il monumento che venne poi trovato dal nipote Thutmosis IV nel cantiere del tempio di Amon decidendo di portare a termine il lavoro del predecessore e quindi celebrarne il nome.

Una parte della base è andata perduta ma restano tracce della decorazione sui lati verso la Basilica e il Battistero risalente a Ramesse II, quando cioè l'obelisco subì una risistemazione, e vede il re in una scena doppia mentre offre ad Amon-Ra-Harakhti.



A differenza di altri casi questo monumento fu spostato solo all'epoca di Costantino nel 337 e portato ad Alessandria. In origine doveva essere collocato a Costantinopoli ma l’imperatore non riuscì nell’impresa. Fu suo figlio, Costanzo II a trasportarlo a Roma e a collocarlo accanto all’obelisco Flaminio nel Circo Massimo nel 357.

Durante il Medioevo crollò spezzandosi in tre pezzi e l'area del circo venne ricoperta da detriti per circa 7 metri di alteza. Nel 1586 fu Sisto V a ordinarne lo scavo, il restauro e la successiva collocazione davanti alla Basilica di San Giovanni in Laterano nel 1588. Fu Domenico Fontana ad occuparsi della nuova destinazione, come ricorda la scritta sulla base del monumento.


Addossato al monumento fu successivamente costruita una fontana attribuita sia al Fontana che ad altri architetti e artisti dell’epoca. Questa veniva alimentata dall’acquedotto Felice e consiste in una vasca baccellata con due teste di delfini posti frontalmente che versano acqua nella vasca. Una seconda vasca più piccola posta tra i delfini riceve l’acqua da due draghi posti ai lati e da un’aquila in alto. Tra questi vi è lo stemma di papa Paolo V Borghese sotto il quale l’opera fu completata (inizio XVII secolo).








martedì 3 maggio 2011

Obelisco di Dogali (Terme di Diocleziano)


Eretto originariamente nel santuario di Ra ad Eliopoli in epoca ramesside, questo obelisco in granito rosa ha un'altezza di 9,25 metri e fu successivamente portato a Roma ed eretto, insieme agli obelischi di piazza della Minerva, Piazza della Rotonda e di Villa Celimontana, nell'Iseo campense. Fu ritrovato sotto la Biblioteca Casanatense, in via di Sant'Ignazio, nel 1719. Nel 1883 fu scavato e collocato presso la Stazione Termini in Piazza dei Cinquecento a memoria degli "Eroi di Dogali". Infine nel 1924 trovò sistemazione definitiva presso le Terme di Diocleziano, in via Luigi Einaudi, tra piazza della Repubblica e Piazza dei Cinquecento, quest'ultima nominata così a ricordo dei circa cinquecento soldati di Italiani che morirono a Dogali, in Eritrea, il 1887. I loro nomi sono incisi sui quattri lati della base dell'obelisco. Nel 1937 fu collocato alla base del monumento funebre un leone in bronzo dorato detto "Leone di Giuda", simbolo delle regalità etiope, confiscato e restituito subito dopo la seconda guerra mondiale.

Il pyramidion è decorato  su tutti i lati con uno scarabeo alato e cartigli di Ramesse II, confermando il legame tra questo faraone e le divinità solari eliopolitane.
Sul fusto è presente una sola colonna di testo per ogni lato attribuita sempre a Ramesse II.